JAVIER CAPITAINE ALL’ACE TENNIS CENTER

E’ un fiume in piena, Javier Capitaine, preparatore a tutto tondo che dallo scorso settembre fa tappa fissa, per una settimana al mese, all’ACE Tennis Center di Volvera, Accademia nata nell’anno sportivo 2013/2014 rivolta a chi vuole intraprendere la strada del professionismo partendo dalla scuola di base fino ad arrivare all’alto livello. Quando gli chiediamo di parlarci della preparazione fisica e di come sia cambiata nell’ultimo periodo in ragione delle tante componenti che hanno rivoluzionato il tennis e lo sport, subito ci corregge dicendo che non si può parlare separatamente di aspetto fisico rispetto a quelli tecnico, tattico, mentale: “Sono tutti uniti e fanno capo al cervello, organo dal quale parte ogni nostra azione e chiaramente ancor più del giocatore”.

Come è nata la collaborazione con il centro piemontese?: “Ho conosciuto tempo fa Roberto Centamo (tecnico che fin dalle origini dell’Ace Tennis Center opera in struttura) in Spagna – spiega – e piano piano ha preso forma l’idea di collaborare con l’Accademia. Una realtà che ho scoperto attrezzatissima sia dal punto di vista tecnologico che strutturale, arricchita dalla presenza di alte professionalità in ogni settore. Di concerto con il Direttore del Centro Fabio Ponzano, che l’ha voluta e ideata, mi occupo di approntare le metodologie di lavoro al fine di allenare gli allievi presenti e della formazione dei coach inseriti nello staff. Se si vogliono avere dei giocatori di alto livello occorre che a guidarli siano dei tecnici di assoluto valore”.

A proposito di caratura, quella di Javier Capitaine, argentino che ora risiede prevalentemente a Barcellona, è testimoniata dalle molte collaborazioni eccellenti con giocatori professionisti. In 34 anni di impegno nel settore come allenatore e coach, Capitaine si è distinto nel tennis, nel triathlon, nel ciclismo, nel wind-surf, negli sport di combattimento. Ha lavorato con Ivanna Madruga, professionista tra il 1970 e il 1980, quindi con David Nalbandian, Guillermo Coria, Maria Sharapova, Nicolas Almagro, l’allora junior Gregor Dimitrov, l’azzurro Fabio Fognini, portando tutti ad ottenere grandi risultati. Gli chiediamo di Fognini e delle tante critiche che spesso gli vengono rivolte per il suo atteggiamento in campo: “Fabio è una persona splendida fuori dal terreno di gioco. In campo è quello che vediamo ma sono sicuro che è diventato numero 13 del mondo proprio perché è così. Non si possono stravolgere le caratteristiche temperamentali di un giocatore poiché è anche grazie a queste che riesce ad esprimere il proprio talento, e quello di Fabio è cristallino”. Formatosi come Professore di Educazione Fisica a Cordoba, sua città natale, Javier Capitaine ha affinato le proprie conoscenze con particolare attenzione agli aspetti della psicologia e della neuroscienza, dando vita e non da ora ad un metodo denominato Global Systemic Activation (GSA), approccio sistemico per la progettazione, l’implementazione e la gestione dei processi di apprendimento e formazione dal principiante al giocatore di alto rendimento.

Il suo credo ha tre termini dominanti: “Corpo, Mente, Emozioni. Soprattutto la gestione della dinamica emozionale – sottolinea – è poco esplorata. Dalla stessa prendono forma le performance degli sportivi e in questo caso dei giocatori di tennis. L’obiettivo che ci siamo posti con il Direttore dell’Ace Tennis Center di Volvera è portare i giocatori che frequentano il Centro ad affacciarsi nel circuito professionistico, seguendo le diverse tappe e i diversi step. Inoltre è nostra intenzione far conoscere l’Accademia su scala nazionale e internazionale per intensificare presenze e collaborazioni”. Nell’ultima settimana di gennaio Javier Capitaine è stato a Volvera in compagnia di due suoi giocatori inseriti nel circuito mondiale, ovvero gli indiani Sasi Kumar Mukund e Kyra Shroff: “Un’occasione importante per i ragazzi dell’Ace Tennis Center di vedere come si allenano e con quale approccio lo fanno carpendone qualche piccolo segreto e dandosi ulteriori e personali motivazioni nel proprio percorso di crescita, tecnica e mentale”.

Quanto è differente allenare dei giocatori già affermati e degli emergenti?: “Due momenti molto diversi – risponde – ma non nascondo che è più emozionante insegnare a chi sta crescendo. Deve crearsi un rapporto di fiducia totale con un altrettanto costante trasferimento di empatia. In questo caso le emozioni di chi è impegnato nel compito diventano totalizzanti, così quelle degli allievi”.

Quali le maggiori soddisfazioni provate in carriera?: “Il raggiungimento del podio di un mio atleta, in qualsiasi disciplina sia stato impegnato, con il conseguente momento dell’inno nazionale. Da brividi”. Un lavoro, quello di Javier, che è tanto assorbente da richiedere una vera e propria scelta di vita: “Si è sempre in giro per il mondo, con le valigie in mano da disfare o preparare. Non sai mai quanto possa durare un torneo del tuo o dei tuoi giocatori e pertanto è quasi impossibile costruirsi una famiglia. Rifarei tutto ciò che ho fatto nella mia carriera perché le soddisfazioni sono anche nei rapporti personali che si vengono a creare e nel fatto che rimangano inalterati al di là della conclusione dei contratti”. A lui è sempre successo e lo dimostrano anche gli aneddoti di vita vissuta: “Un giornalista un giorno mi ha chiesto perché David Nalbandian non fosse diventato numero 1 del mondo. L’ho guardato seriamente e ho ribattuto…perché lei è il numero 1 del mondo?. La gente a volte snobba giocatori che sono nelle prime 400-500 posizioni dei ranking, senza rendersi conto di quanto sia difficile emergere nello sport e in questo caso nel mondo della racchetta. Un medico tra i primi 300 professionisti del suo settore nel mondo non sarebbe forse più considerato?. Andiamo piano con i giudizi assoluti e apprezziamo gli sforzi, prima di tutto”. Un formatore, dunque, che tiene alla squadra e la difende come è giusto che sia quando a comporla sono coloro che considera soggetti da plasmare ed arricchire nel rispetto sì della neuroscienza ma ancor prima dei valori fondanti i rapporti umani.

di Roberto Bertellino da Tennis Web Magazine